Punizioni corporali in famiglia

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Pubblichiamo quanto pervenuto da Save the Children sul ricorso presentato contro l’Italia in materia di punizioni corporali. Si tratta della documentazione relativa al complaint inviato dall’ Association for the Protection of All Children (APPROACH) al Comitato europeo dei diritti sociali e dichiarato ammissibile lo scorso  luglio, in merito alla presunta violazione dell’art. 17 della Carta sociale europea.

In particolare si allega:

La questione che viene sollevata è relativa al mancato divieto esplicito nel nostro ordinamento delle punizioni fisiche in ambito domestico e della conseguente necessità di adeguare la normativa, in linea con quanto peraltro già riconosciuto a livello giurisprudenziale. La decisione in merito dovrebbe essere presa in questi mesi.

Save the Children è impegnata in tutto il mondo per l’eliminazione di ogni forma di violenza nei confronti dei minori, incluse le punizioni fisiche o corporali e le altre forme di punizioni umilianti e degradanti, in quanto lesive del diritto fondamentale dei minori al rispetto della loro integrità fisica e dignità umana. Il 27 marzo 2012 Save the Children Italia ha lanciato la Campagna “A MANI FERME. Per dire NO alle punizioni fisiche contro i dei bambini” www.savethechildren.it/amaniferme. Nell’ambito della Campagna sono stati prodotti materiali informativi diretti a sensibilizzare l’opinione pubblica, ed in particolare i genitori, sull’importanza di adottare modelli educativi positivi nel rispetto dei propri figli, fornendo informazioni chiare, utili per evitare di far ricorso a punizioni fisiche e costruire un buon rapporto genitori-figli.

Save the Children Italia ritiene necessaria una riforma legislativa atta ad introdurre un esplicito divieto delle punizioni fisiche in ambito familiare unitamente a campagne di sensibilizzazione ed iniziative a supporto della genitorialità positiva per aiutare i genitori a comprendere l’importanza di adottare metodi educativi positivi.

Save the Children auspica pertanto che tale iniziativa possa generare un dibattito interno che porti in tempi brevi all’adeguamento della normativa italiana con quanto raccomandato al nostro Paese anche dal Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.


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